Diario di viaggio: Fiji e Seoul 2007

 

Le Fiji sono sempre state uno di quei sogni che pensavo irrealizzabile, per la distanza, per i costi. Credevo fosse il tipico viaggio di nozze dove andare in resort lussuosi. Poi un giorno un po’ per caso capito su un sito di backpackers  alle Fiji, non mi sembrava vero che si potesse spendere così poco sulle isole. Così nasce l’idea delle Fiji, un po’ come sfida a ciò che ritenevo impossibile. Primo sforzo trovare una tariffa adeguata e così ci imbattiamo nella Korean Air, una di quelle compagnie aeree in via di estinzione, dove puoi prenotare un volo per agosto in alta stagione, senza versare un euro e pagarlo a luglio, un mese prima di partire, il tutto alla tariffa più bassa. Come non prenderlo al volo!

8 agosto 2007: Dopo mesi di preparazione eccoci alla partenza da Roma Fiumicino per Nadi, unico scalo Seoul. Dopo le prime 10 ore e mezza di viaggio atterriamo nella capitale coreana dove abbiamo qualche ora da trascorrere prima di prendere l’altro volo per Nadi. Il volo è stato magnifico, abbiamo dormito quasi tutto il tempo, merito il viaggio di notte, e non siamo particolarmente stanchi.

10 Agosto 2007: dopo altre 11 ore di volo finalmente raggiungiamo Nadi alle 8.30 del mattino. Le prime immagini che vediamo dal finestrino dell’aereo ci danno un assaggio di ciò che troveremo lungo il viaggio. Raggiungiamo l’hotel prenotato, il Nadi Bay Resort, con un taxi (dello shuttle gratuito non c’era traccia). L’hotel è carino, ma non possiamo perderci subito in piscina, quindi andiamo in centro a fare un giro. Per la verità Nadi non è il massimo, giusto una strada trafficata piena di negozi. Il tempo di dare un’occhiata ai souvenirs da comprare prima del ritorno in Italia, un gelato per pranzo e poi torniamo in hotel, con un bus locale, per riposarci un po’ dal viaggio. La cena la facciamo nell’hotel stesso e poi a letto presto che il mattino dopo dobbiamo partire per le isole Yasawa.

Isole Mamanuca

Likuliku Bay

Likuliku Bay

11-15 Agosto 2007: l’appuntamento è alle 8.30 con lo shuttle dell’Octopus (il primo resort dove alloggeremo). Pronti ad attendere ore e ore per il famoso Fiji Time, lo shuttle si presenta alle 8.30 precise (che sia un caso?), ci carica tutti e 4, quindi fa il giro degli altri hotel per prelevare altri turisti. Ci imbarchiamo a Lautoka con la barca dell’Octopus e in un’ora e mezza arriviamo a Waya. La prima impressione è magnifica, spiaggia lunghissima, acqua cristallina e un’accoglienza coi fiocchi. Ci offrono il drink di benvenuto, ci danno le chiavi del bure (strutture con il tetto in paglia), posiamo i bagagli e ci dirigiamo subito in spiaggia, per la verità ci tuffiamo immediatamente in mare e con nostra grande sorpresa scopriamo che l’acqua è molto più calda del previsto. Per pranzo approfittiamo subito della nostra pensione completa compresa nel prezzo per assaggiare il piatto del giorno; il cibo è veramente ottimo (ma sarà un’impressione di breve durata). Il resto del pomeriggio lo passiamo a esplorare i dintorni della spiaggia dell’Octopus, la Likuliku Bay alternando bagni in acqua. La cena con grigliata di carne continua a farci credere che alle Fiji si mangi ancora bene. Dopo cena ai nuovi arrivati c’è la cerimonia del Kava, per la verità un po’ troppo annacquata per sentirne l’effetto. Per chi non lo sapesse la kava è una bevanda dal colore e consistenza fangosa a base di una radice particolare, con effetti “rilassanti”, che lascia in bocca una sensazione da anestesia dentale, un senso di pesantezza…. In realtà credo che la kava preparata per i turisti sia troppo leggera da rilasciare qualche effetto, comunque sia è un’offesa rifiutarsi di bere e quindi abbiamo partecipato volentieri alla cerimonia.

Tra giornate dedicate ai bagni e al relax riusciamo a farci organizzare solo per noi 4 il tour al Mountain Peak, la salita sulla sommità delle colline dell’isola per ammirare dall’alto le isole Yasawa. La nostra guida è un figiano del posto che ci accompagna attraverso il suo villaggio verso il sentiero per la salita. In effetti i giorni precedenti pensavamo di fare l’escursione da soli, ma a chiunque chiedessimo per informazioni, cercavano di dissuaderci dall’andare da soli. E meno male che li abbiamo ascoltati! La salita parte con un piccolo sentiero in terra battuta che nel giro di pochi metri si trasforma in una ripidissima salita attraverso la giungla prima (notare la nostra guida era a piedi scalzi), poi arrampicata libera sulle rocce con pendenza quasi del 90%. Ogni tanto sosta per ammirare il panorama e mangiare un po’ di frutta. Ma dopo tanta fatica il panorama che si può ammirare è fantastico. Ci fermiamo un po’ per riposarci e poi si torna di nuovo giù (la discesa è ancora peggio della salita).

Le serate si svolgono tra birre come aperitivo, partite di beach volley e cene a tema (qui la nota dolente, tra la cena marocchina e quella italiana….ma dov’è finita la cucina fijana? E il pesce? Siamo su delle isole!)

                    Waya-spiaggia del villaggio

Waya

Waya

Waya-Tramonto

Waya-Tramonto

15 Agosto 2007: Si parte per un’altra isola. Con una barchetta ci accompagnano al largo dove ci aspetta il catamarano veloce lo Yasawa Flyer. Destinazione il Mantaray Island Resort, sull’isola di Nanuya Balavu. Ci fermeremo qui solo una notte, in tenda, per cui cerchiamo di fare e vedere tutto ciò che è possibile. Nel frattempo durante il trasferimento cominciamo a farci un’idea delle spiagge che incontreremo più avanti. Arrivati al resort con la solita accoglienza musicale, prendiamo possesso della tenda, quindi un bagnetto e poi a pranzo, per niente malvagio per la verità. Nel pomeriggio gironzoliamo per le spiagge vicine, una in particolare dall’altra parte dell’isola, veramente meravigliosa (anche perché c’eravamo solo noi). Rimaniamo fin quasi al tramonto, poi ci prepariamo per la cena che ahimè, di male in peggio, è una cena indiana, tutto a base di curry. La notte in tenda è molto più comoda del previsto.

Vista dal Mantaray

Nanuya Balavu

Nanuya Balavu

Mantaray Island Resort

Naviti

16-21 Agosto 2007: Partiremo nel primo pomeriggio per un’altra isola, quindi la mattina è destinata all’escursione con le mante. Dopo che ci danno il via all’avvistamento (in caso contrario non fanno l’escursione e non ti fanno pagare nulla) partiamo con una barchetta piena di gente alla ricerca delle mante. Dopo un po’ di girovagare nel canale appaiono le prime mante e qualcuno si tuffa per fare il bagno con loro. Io mi astengo perché la corrente e forte, comunque rimango entusiasta della vista delle mante che non mi aspettavo così facile. Ritorniamo indietro giusto il tempo per il check out e due chiacchiere con i ragazzi del Mantaray, tra l’altro simpaticissimi, che ci trattengono con una delle loro canzoni. Poi riprendiamo lo Yasawa Flyer per la nostra ultima destinazione alle Yasawa, Tavewa. Non è certo l’isola più bella, ma è in una posizione più che strategica da dove poter fare tantissime escursioni. Il resort è quello di Otto & Fanny, forse il più basic finora trovato. Solo 5 bure immersi in un magnifico palmeto, ma con un costante vento che non permette di rimanere troppo fuori se non riparati. Una tettoia come ristorante con un’unica tavolata dove si mangia tutti assieme.La gente va e viene, quindi quasi tutte le sere è possibile conoscere gente nuova. La spiaggia di Tavewa oltre Savutu Point sembra invece un altro mondo, niente vento, acqua calda e cristallina e splendida vista sulla laguna. Per il pomeriggio ci limitiamo a quella. La sera la cena è annunciata da un tam tam verso le 6.30 del pomeriggio. Ogni giorno sarà dedicato a un’escursione a qualche spiaggia o isola.

La prima escursione che faremo è alla spiaggia di Oarsmans Bay, sull’isola di Nacula dove staremo fino al pomeriggio. La spiaggia è una delle più belle delle Yasawa, un’immensa piscina naturale ideale sia per belle nuotate che per lo snorkeling, il tutto circondato della meravigliosa vista della laguna.

Oarsmans Bay

 

Oarsmans Bay

Island Hopping è l’escursione in barca per la visita delle isole nei dintorni di Tavewa. Cominciamo con Matacawalevu e la sua incantevole spiaggia di Long Beach. Con i forti sbalzi della marea escono dall’acqua lingue di sabbia bianca che è possibile percorrere a piedi per spostarsi da un’isola all’altra. Quindi passiamo davanti alla lussuosissima Turtle Beach, isola privata  frequentata in genere dalle star di Hollywood. Riusciamo a convincere il nostro barcaiolo a fare una brevissima sosta, giusto per prelevare un po’ di sabbia come souvenirs. L’isola è un vero paradiso tropicale, con lussuosi bure nascosti tra la vegetazione e un mare da favola. Poco più avanti c’è Nanuya Lailai. Ci fermeremo sulla spiaggia per qualche ora, giusto per rilassarci un po’ e fare qualche bagno. La spiaggia è molto bella, anche se la vista della laguna è rovinata dalle navi da crociera attraccate poco più avanti. Infine visiteremo la spiaggia più a sud di Nacula, anch’essa splendida con una lingua di sabbia che fuoriesce dall’acqua. Ci accompagnano anche i bambini della nostra “guida”.

 

Long Beach

Turtle Island

Nacula

Nanuya Lailai

Bush Trek a Tavewa: oltrepassando il resort e il villaggio a fianco, camminando lungo la spiaggia raggiungiamo un sentiero che si inerpica all’interno dell’isola, attraverso una boscaglia fino ad arrivare alla sommità della collina. Qui si può vedere l’intero panorama della laguna e tutte le isole che vi si affacciano. La vista è davvero meravigliosa e rende l’idea del paradiso in cui ci si trova. Il mare mostra tutte le tonalità possibili dal blu all’azzurro più chiaro, un’acqua davvero incredibile.

Laguna Blu

Escursione all’isola di Yasawa: è l’isola più a nord dell’arcipelago che ospita solamente un resort di lusso e diversi villaggi. In genere è poco frequentata dai turisti e lo dimostra anche la difficoltà nel trovare una barca per raggiungere l’isola. Dobbiamo andare in prestito al resort del Nanuya. La barca è veloce e nel giro di 45 minuti raggiungeremo Manuakuasi Point, l’estremità più a nord di Yasawa, una lingua di sabbia che la collega a un piccolo isolotto. La prima impressione è quella di essere arrivati alla fine del mondo, dove niente di più bello si possa vedere o trovare. Lì finiscono le isole, oltre c’è solo il pieno oceano e questa delicata lingua di sabbia a pelo d’acqua ci divide da esso. La cosa più spettacolare che a fianco della lingua si crea una vera e propria piscina naturale dove la sabbia bianca non degrada piano piano, ma va giù quasi a picco, così che a pochi metri dalla riva non si tocca già più. L’acqua è calda e fare il bagno è piacevolissimo. Non vorremmo più ripartire, ma abbiamo un’altra meta  da visitare, la spiaggia di Yasawa-i-Rara, considerata la più bella spiaggia delle Yasawa e forse delle Fiji intere. È una lunga spiaggia di sabbia bianca, soffice come borotalco con un mare cristallino di fronte. Ospita solo un villaggio, ma nella nostra breve permanenza non vedremo nessuno. Anche qui sembra di essere fuori dalla civiltà e già il fatto di non vedere l’ombra di un turista ci dà la sensazione di essere in paradiso. Dopo un bel bagno ci fermeremo anche in un’altra bellissima spiaggia (di cui non conosco il nome) poco più avanti per poi ritornare alla nostra isola.

Manuakuasi Point

 

Manuakuasi Point

 

Yasawa-i-Rara

Spiaggia di Yasawa

Per il resto passeremo di giorno le ore libere nella vicina spiaggia di Savutu Pt. a spaccare cocchi (un po’ come all’isola dei famosi) e le serate a giocare a carte. Quando non c’era vento era piacevole anche rilassarsi sull’amaca di fronte al bure al leggere un bel libro. Per le cene che dire…. Stendiamo un velo pietoso, ma non siamo lì per quello. L’ultimo giorno partiremo nel primo pomeriggio per Nadi, sempre con lo Yasawa Flyer, ripassando davanti alle isole che abbiamo visitato e gustandoci alla fine anche un po’ delle isole Mamanuca vicine alla  più grande Viti Levu. Alloggeremo sempre al solito hotel a Nadi e cena al Mc Donalds, giusto per cambiare un po’ il gusto.

Rainbow Reef

22-27 agosto 2007: al mattino presto siamo in aeroporto per prendere il volo interno per l’isola di Taveuni. Il volo, effettuato con un piccolo aereo da 15 posti è abbastanza tranquilla e permette di osservare sotto la magnifica barriera corallina del Rainbow Reef.  Taveuni, chiamata l’isola giardino, è un paradiso per i sub e per gli escursionisti e amanti della natura. Per la verità non ha le splendide spiagge delle Yasawa e anche il tempo non è dei migliori. La pioggia è sempre in agguato, ma le rigogliosità dell’isola ne è testimone. E’ un’isola poco turistica, la maggior parte dei resort sono nella zona di Matei, dove c’è anche l’aeroporto. Ci si sposta con i mezzi pubblici o con i taxi, ma il bello è che c’è un forte contatto con la gente del luogo e lì si vivono veramente le Fiji. Per tutte le nostre sei notti alloggeremo da Bibi’s Hideaway, in un cottage con due camere e la cucina (finalmente ci potremo fare da mangiare noi) immerso in uno splendido giardino tropicale tra palme e piante da frutto esotiche. Unico neo è la corrente elettrica che ci viene fornita da un generatore solo dalle 6 del pomeriggio fino alle 9 di sera. La prima cosa che facciamo è andare a fare la spesane market più vicini, dove troviamo pure la pasta (sarà una lunga serie di carbonare e matriciane). Nelle cene ci alterneremo con un ristorante affacciato sul mare lì vicino, chiamato Tramonto, dove si può mangiare dal pesce alla pizza. Passeremo tutti i nostri tramonti a sorseggiare una birra affacciati dalla splendida terrazza del ristorante.

Le cose da fare a Taveuni sono diverse, ma la più importante è la visita al Bouma National Heritage Park e il Lavena Coastal Walk, cui dedicheremo due giorni. Il primo giorno sarà dedicato al parco che raggiungeremo con gli autobus locali. Divertente anche il tragitto, visto che la strada da asfaltata diventa per buona parte sterrata fino al villaggio di Bouma. Il parco copre l’80% della superficie dell’isola. All’interno si possono trovare diversi km di sentieri nella foresta, ma l’attrattiva maggiore sono le Tavoro Falls, una serie di cascate che formano piscine naturali dove si può nuotare. Solo due delle cascate sono raggiungibili (probabilmente il terzo percorso è stato chiuso perché impraticabile). Per raggiungere Lavena siamo costretti a prendere un taxi. Gli autobus che raggiungono il villaggio sono pochi e l’ultimo riparte nel primo pomeriggio, col rischio di rimanere bloccati là. Il  Lavena Coastal Walk è una passeggiata di 5 km lungo la spiaggia, ai margini della foresta. Passa attraverso alcuni villaggi e si inerpica seguendo un fiume fino a raggiungere una splendida cascata. Il sentiero è ben segnalato, anche se a tratti scivoloso e in certi punti occorre attraversa il fiume su ponti sospesi o camminando sopra grosse pietre attaccati a corde di sicurezza.  Arrivati alla cascata occorre buttarsi in acqua a nuotare per alcuni metri all’interno di una pozza dove, passati due alte mura di roccia, si apre una piscina naturale dove si gettano ben due cascate. La nuotata nell’acqua gelida è divertente e la vista è mozzafiato. Le guide di un gruppo di americani  fanno il loro show tuffandosi dalle cascate. Torniamo indietro e ci fermiamo a Lavena Point, la spiaggia dove hanno girato il film “Ritorno alla Laguna Blu” e dove si potrebbe fare il bagno, se non fosse per il tempo che minaccia pioggia.

Bouma National Park

Bouma National Park

Lavena Coast Walk

Lavena Coast Walk

Vuna Reef

Un altro giorno lo dedichiamo all’escursione della parte meridionale di Taveuni. Raggiungiamo in autostop il villaggio di Somosomo dove prendiamo un taxi che ci accompagnerà fino all’estremità sud dell’isola. Questa parte è molto diversa e la strada si inerpica lungo coste vulcaniche frastagliate in mezzo alla foresta pluviale. Per strada ci fermiamo ad ammirare un gruppo di balene che attraversa lo stretto di Somosomo. Ci fermiamo a fare qualche foto al Vuna Reef e alla spiaggia di sabbia nera di Napoli, quindi al ritorno una visita all’International Dateline (la linea internazionale del cambio data) che passa sul 180° meridiano. Qui si può passare da oggi a ieri in un solo balzo!

Il resto delle giornate le passiamo nelle spiagge di Price Charles Beach e Beverly Beach nei dintorni di Matei. In quest’ultima noleggiamo una sorta di scooter elettrico per due persone, dove coricati si guarda da una sorta di oblò il fondale marino. Basta andare pochi metri dalla riva e si comincia a vedere una lunga distesa di coralli, anemoni, pesci e stelle marine blu. Un panorama mozzafiato, con tanto di visita dello squalo e del serpente marino.

International Dataline

Taveuni-Tramonto

Taveuni-Tramonto

28 agosto 2007: La mattina dell’ultimo giorno riprendiamo l’aereo per Nadi e visto che arriviamo preso ne approfittiamo per farci uno scorcio di Viti Levu. Con un taxi raggiungiamo la spiaggia di Natadola Beach, considerata la più bella di Viti Levu. Appena arrivati per la verità non troviamo un’acqua troppo invitante, abbastanza piena di alghe e circondata da un cantiere di un resort in costruzione. Pochi metri più avanti però scopriamo un piccolo canale di acqua di mare che si insinua attraverso una lingua di sabbia bianca e crea una piscina dove l’acqua è pulita e cristallina e fare il bagno è una meraviglia. Rimaniamo un paio d’ore alla spiaggia, quindi torniamo a Nadi per fare gli ultimi acquisti di souvenir.

Natadola Beach

Seoul

29-31 agosto 2007: partiamo al mattino per Seoul, il viaggio è tranquillo e arriviamo nel pomeriggio in Korea. In un primo momento c’era intenzione di andare direttamente nel centro di Seoul (dove avevamo prenotato un hotel per due notti), ma il tempo ci scoraggia e il fatto di avere una notte gratuita all’Hyatt di Incheon ci fa decidere di rimanere a dormire vicino all’aeroporto. Sinceramente un po’ ci mancavano le comodità di una camera spaziosa, bagno accessoriato con acqua calda… La prima cosa che facciamo è proprio una bella doccia bollente, poi si va a cena in hotel, dato che anche quella è offerta dalla Korean Air, così come la colazione a buffet del giorno dopo. Finalmente il mattino dopo esce un pallido sole e  ne approfittiamo per andare in centro a Seoul con il pulmann dall’aeroporto. Il viaggio dura circa un’ora, nel frattempo ci facciamo già un’idea di come è fatta la città. La nostra prima meta è il quartiere di Gangnam per recuperare il solito trofeo (la maglietta dell’Hard Rock Café). Purtroppo il negozio è ancora chiuso, quindi decidiamo di andare in centro per vedere le attrattive della città. Per prima cosa con la metropolitana raggiungiamo il  Palazzo Reale di Gyeongbokgung proprio mentre cominciava il cambio della guardia. Finita la parata entriamo a far visita al palazzo, una vasta aerea con diversi edifici all’interno. Da lì a piedi ci spostiamo poi nelle strade di Insa Dong, il quartiere culturale, con i suoi negozi di antiquariato e artigianato locale. Da lì ci spostiamo verso il Namdaemun Market, attraversando il quartiere centrale di Myeong-Dong. Piccola sosta a bere e mangiare qualcosa nelle bancarelle locali, quindi ci inoltriamo nel mercato all’aperto dove si può trovare veramente di tutto. Un frullato freschissimo di frutta fatto sul momento ci ristora dalla camminata. Facciamo qualche piccolo acquisto, quindi andiamo a recuperare la maglietta all’HRC, di nuovo con la metropolitana. Stavolta è aperto e da lì ci spostiamo al quartiere di Itaewon. In realtà si tratta di una strada piena di negozi di marca, di fronte ai quali le bancarelle vendono i falsi. Ormai si è fatta sera e dopo aver mangiato in un Burger King prendiamo l’ultimo pulmann delle 21.00 per tornare all’aeroporto. Lì con lo shuttle arriviamo all’hotel (sempre l’Hyatt dove abbiamo deciso di dormire anche la seconda notte). Il giorno dopo si riparte per l’Italia dove arriviamo dopo quasi 12 ore di volo.

Palazzo Reale di Gyeongbokgung

Palazzo Reale di Gyeongbokgung

Palazzo Reale di Gyeongbokgung

Insa-Dong

Myeong-Dong

Namdaemun Market

Conclusioni: le Fiji sono un paese meraviglioso, da fare come viaggio a sé e non come escursione mare soltanto. I Figiani sono una delle popolazioni più cordiali, gentili e solari che io abbia mai conosciuto e il loro Bula mi rimarrà sempre impresso nella mente. Credo che difficilmente potrò rivedere paesaggi marini di questo tipo.

Costi:  nota più dolente, anche se la vita sul posto non è per niente cara. Quello che costa è il volo e il meno che siamo riusciti a trovare, considerando l’alta stagione di agosto è sui 1480 € a testa (dove rientrano però anche una notte, con cena e colazione all’Hyatt di Seoul).

Alle Fiji si possono fare due tipologie di viaggi: uno è quello lussuoso, in resort esclusivi, l’altro è il classico Backpackers, zaino a spalla, in resort spartani, ma puliti, pieni di gente giovane che ha voglia di girare. Noi naturalmente abbiamo scelto il secondo metodo, non perché ci sentiamo giovani e scattanti, ma soprattutto per una questione di budget. Comunque sia questa è più o meno la nostra gestione costi (prezzi a persona):

Voli (intercontinentale e  un interno): 1771 €

Trasferimenti (barche, taxi, autobus): 180 €

Hotel e Resort:  540 €

Pasti: 300 €

Escursioni: 150 €

Varie: 30 €

Fate voi il totale, ma non arriviamo ai 3000 € a testa.