Devo dire che negli ultimi tempi è sempre più difficile trovare paesi non invasi dai turisti e che continuano a mantenere quello spirito vero che ancora la Cambogia possiede. Cominciamo a parlare dei voli: abbiamo volato con Etihad, compagnia degli Emirati Arabi, concorrente di Emirates e che credo l'abbia pure superata. Gli aerei sono nuovissimi, superaccessoriati. Comodi, intrattenimento super, addirittura in economy ha le prese per pc e quant'altro sotto ogni sedile. Non ci si annoia e si dorme persino bene. Quindi consigliatissima, visto anche i prezzi che offre per le varie destinazioni.
Bangkok Airways: l'abbiamo usata solo per il volo da Bangkok a Siem Reap, ma sicuramente di livello. Visto che avevamo più di 4 ore di attesa a Bangkok ci siamo rilassati nella Lounge della Bangkok A. che mette a disposizione di chi ha il biglietto, con colazione free, divanetti e collegamento internet. Anche queste ore sono volate. Air Asia: volo low cost da Phnom Penh a Bangkok. Qualcosa in più rispetto a Ryanair, ma sempre di low cost si tratta. Non mi ha deluso nemmeno questa volta.

3 gennaio 2009: siamo arrivati a Siem Reap verso le 13.30 e lì ci aspettava solerte il nostro driver di tuk tuk, messo a disposizione dall'hotel e che ci terrà compagnia per tutti i 4 giorni passati lì. Nonostante la stanchezza, dopo una rinfrescata in hotel abbiamo voluto dedicare il pomeriggio a giurare per la città. Diciamo che l'attrazione principale è il mercato vecchio, un dedalo di bancarelle che vanno dai souvenirs al cibo di ogni tipo, da vedere e fotografare per i suoi colori. Quindi un bel foot massage di un'ora (fino alle 5 del pomeriggio c'è l'happy hour quindi si fa un'ora al prezzo di mezza) al costo di 4 dollari a testa. Vista la scoperta ripeteremo la cosa nei giorni successivi. Il nostro fuso è completamente partito quindi alle 6 di sera cerchiamo da mangiare. Un bel piatto di noodles e altre diavolerie varie trovate nelle bancarelle per strada. 4 dollari di cena in 2. Quindi alle 7.30 ce ne andiamo a dormire distrutti dal viaggio. Due parole sull'hotel: abbiamo scelto il Queen Villa Angkor, una villa coloniale di proprietà di un tedesco con poche camere, in posizione tranquilla, ma abbastanza vicino al centro: 10 min a piedi. Spesa 35 dollari in due al giorno con colazione. Le camere sono belle e spaziose, il bagno lascia un pò a desiderare. Purtroppo la doccia a pavimento lo penalizza assai come anche il fatto che non vengono mai cambiati gli asciugamani. Ma se ci si adatta a questo non c'è problema. La colazione è a base di baguette (antico retaggio francese) marmellate o creme al cioccolato, yogurt, caffè o the. Niente latte, niente da bere e ci si deve arrangiare pure coi tovaglioli, vabbè..... Almeno il letto è bello duro e ci si dorme comodamente....o sarà la stanchezza?

 

Cena a Siem Reap

 

 

Angkor Wat

Banteay Srei

 

4 gennaio: prima giornata dedicata interamente alla visita dei templi. Visto il numero di templi mi ero fatta a casa una lista di quelli che volevo assolutamente vedere. Assieme a Michael, il proprietario della villa, abbiamo pianificato le varie giornate distribuendo le visite nei vari giorni, in modo da perdere il meno possibile. Alcuni templi sono lontani e si perde diverso tempo per raggiungerli.
Partiamo alle 7 del mattino e dopo aver fatto il pass dei tre giorni 40 $) ci avviamo al primo tempio col nostro tuk tuk: Angkor Wat in persona. Oltre ad essere il monumento più spettacolare di Ankgor è anche quello conservato meglio e forse questo gli fa perdere un po’ del fascino che si riscontra in altri templi. La vista occupa almeno un paio d’ore, ma anche di più se ci si perde dietro ai magnifici bassorilievi scolpiti lungo le pareti del tempio. Durante la visita facciamo anche un piccolo incontro con un gruppo di scimmie. Fortunatamente a quell'ora non c'è ancora tanta gente. I gruppi si muovono più tardi e li incontriamo alla nostra uscita.Dopo la visita di Angkor Wat andiamo a vedere due templi abbastanza distanti. Ci vuole più di un'ora per arrivarci. In realtà il primo Kbal Spean, non è un tempio, ma è l’alveo  di un fiume immerso nella giungla interamente scolpito, chiamato anche Fiume dei Mille Linga. Bella è anche la passeggiata nella giungla lungo un percorso di un km e mezzo (sola andata) tutto in salita, ma per niente difficoltoso. Scendendo si incontra una cascata sulla cui cima sono stati scolpite figure di animali. Non molto distante da lì il tempio di Banteay Srei, piccolino, ma un vero gioiello. Costruito in pietra rosata ha sculture davvero raffinate.

 

Mebon Orientale

Preah Neak Pean

Preah Khan

5 gennaio: giornata dedicata interamente al piccolo circuito di Angkor Wat. Non fatevi confondere dalla parola piccolo, il giro è piccolo, ma la giornata è intensa e da vedere c'è un sacco di roba, diciamo il top di tutto il viaggio.  Tralasciamo il tempio di Angkor Wat che abbiamo fatto il giorno precedente e partiamo col Banteay Kdei, uno dei più belli secondo me, perché anche se non all'altezza del Ta Prohm come vegetazione, è poco frequentato ed è la bellezza del posto. Il tempio non è certo Il Ta Prohm è forse il più suggestivo tra tutti i templi proprio perché lasciato completamente in balia della giungla. Per quanto questa ormai viene tenuta a bada e il tutto è sotto controllo. Immensi alberi si sono impossessati del tempio, tra cui uno reso famoso dal film di Tomb Raider. La vegetazione sbuca da ogni parte, muschi e licheni ricoprono le pareti in pietra e immense radici ricoprono mura alte diversi metri. Il tutto è davvero spettacolare, se non fosse per l’alto numero di turisti presenti. in buone condizioni, ma descrive esattamente lo spirito di quello che mi aspettavo di vedere ad Angkor. Continuiamo poi il giro nel complesso della città fortificata di Angkor Thom. Il complesso è grande tutto da girare a piedi e ci si perdono diverse ore. L’opera più spettacolare all’interno della città è il Bayon ornato da giganteschi volti di Avalokiteshvara. Ma altrettanto belle sono le altre opere sparse per la città come il Bauphon, rappresentazione piramidale del mitico Monte Meru dove tutt’ora è sottoposto a una grande opera di restauro. Le Terrazze del Re Lebbroso e degli Elefanti riccamente decorate e tanti altri piccoli templi dai nomi impronunciabili. Torniamo in hotel nel primo pomeriggio. Dopo una bella doccia è d'obbligo un bel massaggio. Questa volta scegliamo il total body thailandese, un'ora di tortura e scricchiolii di ossa. Ma alla fine si esce tutti più leggeri. Cena divisa tra bancarelle di frittelle, spiedini, mercato e i soliti noodles, tutto ottimo.

 

Banteay Kdei

 

Ta Prohm

Bayon

Terrazza degli elefanti

Phimeanakas

Beng Malea

 

 

6 gennaio: Oggi decidiamo per sole due attrazioni, ma essendo abbastanza lontane ci occuperanno quasi tutto il giorno. Prima tappa il tempio di Beng Malea a una quarantina di km da Siem Reap (circa 2 ore di tuk tuk). Prima sosta forzata per una bucatura. Lì sono all'ordine del giorno, quindi vanno messe in conto. Perderemo una mezz'oretta nel mettere a posto tutto, ma il bello è che di meccanici se ne trovano uno ogni 50 mt, quindi impossibile rimanere a piedi. Ripartiamo alla volta del tempio. Dopo un paio d'ore arriviamo a destinazione passando per vari villaggi e rendendoci conto della vera realtà al di fuori di Siem Reap e della condizione di povertà del popolo cambogiano. Il Beng Malea è ormai ridotto quasi a un ammasso di macerie, ma è interamente sommerso dalla giungla. Esiste un giro di passerelle, in genere usate dai pochi gruppi che arrivano fin là (ho visto solo giapponesi, quelli vanno dappertutto). Per i turisti fai da te è invece permesso un giro all'Indiana Jones. Davanti al tempio ci sono delle sorte di guide, non credo ufficiali, ma non so, che ti portano all'interno del tempio vero e proprio, scalando montagne di massi crollati e di sicuro non in totale sicurezza. C'è il rischio di perdersi tra cunicoli di macerie e ogni tanto ci troviamo davanti a delle magnifiche foto di tratti rimasti intatti circondate da radici e quant'altro. Certo non sarà uno dei templi meglio conservati, ma visitarlo è molto emozionante.Terminato il giro al tempio torniamo verso Siem Reap, ma una ventina di km prima di arrivare prendiamo la deviazione per il villaggio galleggiante di Kompong Phhluk. E' un villaggio molto isolato, difficilmente raggiungibile se non tramite un percorso combinato di moto e barca. Ma è il suo bello, il turismo è quasi assente e si gode in pieno l'atmosfera del posto.

Col tuk tuk si arriva fino a un certo punto, poi bisogna abbandonare il mezzo e proseguire in moto visto la strada in sabbia e piena di buche e dossi. Ci mettiamo d'accordo con la gente del posto e contrattiamo col nostro barcaiolo che ci porterà anche fino alla barca in moto (20 $ in due). Saliamo in 3 sulla moto, da morir dal ridere visto la strada che ci aspetta. Sembra di essere sulle montagne russe e ogni metro c'è il rischio di cadere per terra. Attorno a noi solo risaie. Chiediamo se la zona è pericolosa e ci dicono che è ancora minata e quindi molto a rischio. Meglio non uscire dai percorsi. Finalmente arriviamo alla barca, assieme a noi carica anche due donne residenti al villaggio e partiamo attraversando canali. Il villaggio è splendido, interamente su palafitte alte fino a 6 mt. La loro vita si svolge interamente sull'acqua, addirittura allevano persino i maiali in gabbie di legno galleggianti.

 

Kompong Phhluk

Rimaniamo affascinati da tutto. Arriviamo fino al lago Tonlè Sap, grande come un mare, ma è inutile spingersi oltre tanto non c'è più nulla da vedere.  Attraversiamo la foresta interamente immersa nell'acqua. Ritorniamo poi indietro per la stessa strada, barca, moto e riprendiamo soddisfatti il nostro tuk tuk che ci porterà in hotel. Solita doccia e via la massaggio, stavolta optiamo per i soli piedi, più rilassante. Cena tra bancarelle.

Phnom Penh

 

7 gennaio: In mattinata presto partiamo alla volta di Phnom Penh. I biglietti del bus (10 $ a testa) ce li ha procurati Michael, il proprietario dell'hotel. Si può spendere anche meno, ma visto le 5 ore e mezza di strada che ci aspettano optiamo per un bus un po’ più comodo e lussuoso. Arriviamo al bus in orario, ma partiamo con mezz'ora di ritardo. Il bus  è pieno e c'è gente di tutti i tipi, per la maggior parte però turisti. La strada fino a Phnom Penh è abbastanza comoda e senza troppe buche, ma la velocità non è eccessiva e il tempo che ci vuole è quello. A metà strada ci fermiamo per una piccola sosta per sgranchirci le gambe e fare uno spuntino. Arriviamo a Phnom Penh verso l'una e mezza. Prendiamo un tuk tuk e ci facciamo accompagnare in hotel. Arrivati ci offrono da bere e ci fanno accomodare nel loro tranquillo giardinetto. I ragazzi che gestiscono il posto sono molto gentili e disponibili in tutto. La nostra camera in realtà è un appartamento vero e proprio, con tanto di saletta con divano e tv, cucina e camera da letto con bagno. E' grande e pulitissimo. L'hotel ha anche l'accesso a internet free con wifi, ma a disposizione c'è anche un pc che chiunque può usare. Scarichiamo bagagli e tutto e partiamo alla scoperta della capitale. Come prima meta andiamo al mercato di Psar Thmei, uno dei più grandi della città ,anche se molto turistico. Ci fermiamo a mangiare quello che troviamo, panini vietnamiti con non meglio identificato ripieno, crepes ripiene d verdura e gamberetti, frittelle di verdura. Tornando indietro passiamo per il fiume e ci fermiamo ad osservare il tramonto dietro il Palazzo Reale. Torniamo poi in hotel per una rinfrescata e usciamo per la cena sempre tra bancarelle.

8 gennaio: dopo una buona colazione partiamo alla scoperta di Phnom Penh. Un po’ per principio, un po’ per ignoranza decidiamo di evitare i luoghi dedicati al ricordo del recente passato di guerra cambogiano. Per prima cosa ci incamminiamo verso lo Psar Tuol Tom Pong, chiamato anche mercato russo, forse il posto migliore dove fare acquisti. Riattraversiamo a piedi tutta la città fino ad arrivare al Wat Phnom, unico punto elevato della città, una piccola collinetta su cui si erge il tempio. Ripassiamo per i vari mercati sempre in cerca di qualcosa da mangiare. La giornata se ne va via passeggiando per la città.

 

Phnom Penh

Palazzo Reale

 

 

9 gennaio: visto cha abbiamo solo la mattinata a disposizione la dedichiamo al complesso del Palazzo reale. Dimentico in hotel un pareo per coprire le gambe, ma lo forniscono giusto all’ingresso. Il complesso è carino, ma di tutti gli edifici presenti l’unico che si può vistare all’interno è la Pagoda d’argento, chiamata così per il suo pavimento ricoperto da oltre 5000 piastrelle di argento. Il pavimento è in realtà ricoperto da tappeti e solo alcune zone sono lasciate scoperte per far vedere appunto il pavimento originale. All’interno diverse statue di Buddha, tra cui quello di smeraldo (che in realtà pare essere realizzato in cristallo Baccarat) e quello d’oro a grandezza naturale decorato da migliaia di diamanti. Ritorniamo in hotel a prendere i bagagli e il tuk tuk che ci porterà all’aeroporto dove nel pomeriggio abbiamo il volo per Bangkok con Air Asia. Tornati in Thailandia e dopo aver cambiato qualche Bath, prendiamo il bus che ci porterà nella zona del nostro hotel, il Viengtai, a breve distanza da Khao San Road. La zona è chiassosa, piena di gente e di bancarelle di ogni tipo, ma ha il suo fascino e per quanto si faccia fatica a dormire di notte per il casino, vale la pena essere vissuta soprattutto la sera.

10 gennaio: dopo un’abbondante colazione decidiamo di dedicare buon parte della giornata al mercato di Chatuchak aperto solo nel fine settimana. Per la verità lo abbiamo già visto nel precedente viaggio a Bangkok, ma l’esperienza è da ripetere. Dopo un’estenuante contrattazione con l’autista di un taxi ci facciamo portare al mercato. E’ davvero enorme, forse ancora più grande di quello che ci ricordavamo. Ma è risultato un po’ un piccola delusione: ormai non si contratta più, non esisto più o quasi i falsi, le merci riportano il prezzo direttamente sopra, insomma è diventato un mercato come tanti non tanto diverso dai nostri occidentali. Ma tutta Bangkok si è occidentalizzata e ha perso in parte il fascino che prima possedeva. Dopo ore e ore di camminata l’unica scelta possibile è un bel massaggio ai piedi. Non economico come in Cambogia, ma altrettanto rilassante e ci rimette in sesto per continuare la giornata. Prendiamo la metro e scendiamo in un’altra parte della città, in particolare a Petchaburi road. La strada però è lunga e facciamo un bel pezzo a piedi prima di raggiungere la nostra meta, il Pantip Plaza, un enorme magazzino per appassionati di elettronica, ma dove si trova anche materiale fotografico a prezzi sbalorditivi. Proprio qui trovo l’obiettivo della mia macchina fotografica che cercavo da tempo e che in Italia difficilmente si trova se non a prezzi spropositati., Lo pago praticamente a metà prezzo, assieme a un’altra scheda di memoria. Quindi ce ne torniamo in hotel, sempre a piedi, stanche e distrutti, ma con ancora abbastanza forze per l’ultimo giro di bancarelle per la cena.

 

Bangkok-Monaco

Bangkok-Monte Dorato

 

11 gennaio: visto che partiamo in serata abbiamo quasi tutto il girono ancora da spendere. Facciamo un giro nella zona dei templi, senza però entrare visto che li avevamo già visti. Arriviamo fino al fiume Chao Praya in cerca di un punto dove fotografare il Tempio di Arun. Quindi andiamo a visitare il Tempio di Saket o Monte Dorato, una pagoda alta 58 m sormontata da una cupola dorata raggiungibile da un percorso di 318 gradini. Salendo verso la cima si può ammirare la città dall’alto, una vista panoramica diversa per ogni angolo delle mura quadrate. Dopo aver gironzolato ancora un po’ per bancarelle e fatto gli ultimi acquisti ritiriamo i bagagli in hotel e col taxi raggiungiamo l’aeroporto. Il viaggio è finito e torniamo in Italia dopo aver fatto un ultimo scalo ad Abu Dhabi.